Corrado
Coccia

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Biografia


     Milanese, nato nel Maggio del 1971, ama definirsi “un cantautore surreale”; ama i bambini, i maghi e le fate! Tra la sua musica preferita: i cantautori italiani (ma non tutti…), la musica classica e Kurt Weill.

     Muove i primi passi nel campo musicale prendendo lezioni private di pianoforte; prosegue poi gli studi presso il conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano. All’età di 12 anni compone il suo primo brano, senza conoscere né la musica, né il modo di scrivere un corretto italiano, ma capisce che questa è la sua strada.

     Dopo le prime esperienze di palco (tra cui il secondo posto al concorso "Milano Canta" al Teatro Nazionale di Milano) l’incontro decisivo con quella che diverrà la sua insegnante di canto e composizione, e “maestra di pensiero”: Susanna Parigi. Continua il suo lavoro di scrittura che, con il tempo, diventa più maturo e strutturato. Un altro incontro che cambia la sua vita artistica e personale è quello con il circo Sterza, che darà una svolta anche al suo modo di intendere la musica d’autore. Da questa esperienza nasce un disco intitolato "Il circo di Mastrillo".

     Uno dei risultati più significativi è la vittoria al Festival di Castrocaro Terme nel 2009, nella sezione musica inedita, con il brano "Geronimo Mastrillo", a cui seguono un live presso gli studi RAI di Saxa Rubra e la convocazione nella Nazionale cantanti.

     Il suo secondo lavoro discografico, intitolato semplicemente "Corrado Coccia", del 2013, è co-prodotto con Danilo Minotti ( chitarrista di Claudio Baglioni ), e registrato con l'Orchestra Sinfonica di Roma al Forum Music Village. Sempre nel 2013, in occasione del S. Natale, esce un singolo dal titolo "Le Attese", anch'esso co-prodotto da Danilo Minotti, e con la partecipazione della pianista Sonia Vettorato, e del clarinettista Marcello Noia.

     L'ultimo lavoro discografico, prodotto da Pachamama, si intitola " Santi e disfatti " uscito nel Gennaio 2020.

     Corrado si è cimentato anche nella scrittura letteraria. Ha infatti pubblicato un romanzo dal titolo “Micol e altre storie “ ( Edizioni Boopen ) curato dalla poetessa veronese Serena Vestene.

Discografia

IL CIRCO DI MASTRILLO

( EP ) ( PRODUZIONE DI CORRADO COCCIA )








CORRADO COCCIA

( PRODUZIONE DANILO MINOTTI )








LE ATTESE

( SINGOLO ) ( PRODUZIONE DANILO MINOTTI )








CHIAROSCURO

( PRODUZIONE PACHAMAMA )








MANCHI

( EP ) ( PRODUZIONE PACHAMAMA )








PER NON PERDERSI NEL TEMPO

( SINGOLO ) ( PRODUZIONE PACHAMAMA )









SANTI E DISFATTI

( PRODUZIONE PACHAMAMA )









Testi

Tutti i testi, dove non indicato diversamente, sono opera di Corrado Coccia



Il Circo di Mastrillo



Una dura realtà



Rinchiuso in un bar di un’anonima strada
Vicino ad un porto lontano da Dio

Finestre appannate dal caldo e dal fumo
Col dito ritaglio un po' di realtà

Là fuori si intrecciano storie di vita
Amori passati e passaggi d’amor

Io chino e bevuto su un lurido banco
Ricavo risposte da un libro di Brecht

La legge dell’artista t’impone di sognare ti impone di morire
Ti lascia un po’ arrangiare se il mese è assai proficuo ci scappa
Un po’ di pane se no va bene uguale non vivo di mangiare
La legge dell’artista ti dice che magari è meglio se rinunci è meglio
Se rimani però la forza è troppa la forza di volare con la mia testa
In aria sperare e poi sperare…

Quell’ombra gigante città galleggiante
Che porta tra i mari migliaia di VIP

Vorrei sai salirci chiamarmi ‘800
Ma già ‘900 Baricco inventò

Io strano individuo di un mondo inatteso
Pensavo che fosse la storia di me

Invece la vita compagnia infedele
Mi ha dato un’incognita un luogo un perché

La legge dell’artista t’impone di sognare ti impone di morire
Ti lascia un po’ arrangiare se il mese è assai proficuo ci scappa
Un po’ di pane se no va bene uguale non vivo di mangiare
La legge dell’artista ti dice che magari è meglio se rinunci è meglio
Se rimani però la forza è troppa la forza di volare con la mia testa
In aria sperare e poi sperare…

Rinchiuso in un bar di un’anonima strada
Vicino ad un porto lontano da Dio

Finestre appannate dal caldo e dal fumo
Col dito ritaglio un po’ di realtà

La televendita



La televendita non ha più etica
Ti si confonde in mezzo ad una scena epica
È come un botto, come la sete
È una qualsiasi frase fatta in bocca a un prete

La televendita non è romantica
È come un rutto o una scoreggia dentro a un cinema
Non è attendibile, sempre ti frega
Hanno venduta al buon Pinocchio due tasselli ed una sega

Ma un giorno questa mia televisione cambierà
E il vecchio prima o poi ritornerà

Ragazze che ballan col seno
Politici con il tutù
Ragazzi rinchiusi in un bunker
Per esser qualcosa di più
Che tutto abbia inizio ma a patto che prima
Ci arrivi lo “ spot “ in tv

La televendita è nevrastenica
Pensa di farci solo e sempre la morale
Se tu non cambi quel cellulare
C’è il serio rischio che ti mandino a cagare

La televendita sa di biologico
Spesso ti invoglia ad un bisogno fisiologico
Ma stacci attento non ti è permesso
Di addormentarti nell’attesa sopra il cesso

Ma un giorno anche l'Italia di Mastrota finirà
e il vecchio carosello tornerà

Ragazze che ballan col seno
Politici con il tutù
Ragazzi rinchiusi in un bunker
Per esser qualcosa di più
Che tutto abbia inizio ma a patto che prima
Ci arrivi lo “ spot “ in tv

Chapiteau



Chapiteau colore fragola
A strisce gialle per sembrare un po’ più lucido
Il circo è piccolo ma la corolla è un faro
Gli interessati denaro nella mano
Chapiteau magie fantastiche
E bocche grandi per sembrare più ridicole
Un mago cerca di ingannare la sua dama
Ed un pagliaccio in equilibrio sulla lana
Nella volta stellata di tela
Vola un angelo blu
Con un nastro disegna una sfera
Mentre scivola giù
E quel tuffo carpiato e smodato
Lo riporta fin qui
Dove accenna quel passo di tango ed il clown con il cappello si unì
Sempre efficace il trucco velato e l’occhio blu
Risa sfiatate buffe cadute a testa in giù
Salti nel vuoto cerchi di fuoco acrobazie
Maghi e magie luccicanti paiette
Chapiteau Signori restino
Ed ecco il numero del cane sopra il dondolo
E segue QUELLO il più TEMUTO dei coltelli
E per finire quello assurdo dei piattelli
Un bambino stropiccia i suoi occhi
Mentre guarda lassù
Una fata con nastri di seta
Ed un rosso tutù
E quel tuffo carpiato e smodato la riporta fin qui
Per quell’ultimo applauso finale ed il piccolo circo partì

Geromino Mastrillo



Dicono che in fondo a quella strada
ci sia un negozio piccolo che vende dei cappelli
ci siamo copri capi variopinti e di lamè

dicono che sopra lo scaffale
vicino a quel berretto militare
ci sia un cappello strano impolverato con la scritta all’incontrario
proprio sulla fascia blu

Geronimo Mastrillo
un nome da emigrante
un mago sedicente
un vecchio cappellaio Americano un po Italiano
che ti vende un sogno in più

Ora indossa quel cappello blu
sarà magnetico magari magico
e prima o poi ti vedrai
dentro una città fantastica cadere
senza farti male

troverai Sirene splendide
un vino nobile da condividere
e prima o poi lo vedrai
ad amarle tutte assieme riuscirai

Mr. Geronimo Mastrillo
è un pò come Barnum di quell’America lontana
per pochi spicci vende un’illusione una menzogna
insieme al suo cappello blue

di dice che sia solo un’esemplare
invece ne ha una serie tutta uguale
e dice che indossandolo si ferma l’orologio
ed il tuo giorno fortunato arriverà

Geronimo Mastrillo
un nome da emigrante
ma guarda come mente

ti vende solo fumo
ed anche il fumo che ti vende prima o poi
ti aiuterà .... se crederai





Corrado Coccia



L'orologiaio



Io aggiusto gli orologi da 30 anni
Rinchiuso dentro a questo sgabuzzino
La luce stenta quasi a illuminarmi
Proviene solo da quell’occhiolino
Che ingigantisce questa vite piccola che poi mi cadrà mi cadrà
Io aggiusto gli orologi da 30 anni
Sto sempre un po’ da parte qui in bottega
Nessuno si interessa del mio tempo
Ma il tempo che ci metto ad aggiustarli
Nessuno poi ci pensa alla mia vista che tra un po’ calerà, calerà
Come per incanto tutto si ferò il silenzio scese nulla si spostò
E ticchettando il tempo musicò
Quel cù-cù non perse il tempo mai e la pendola fischiò
e la bottega ormai divenne un gran salone di Versailles
L’orologio di M. Dupon quanto tempo mi costò
È adesso che è guarito il suo canto non è piu’ un guaito
Ma stai attento a non sudare da domani tu dovrai suonare ancor
Io aggiusto gli orologi da 30 anni
Il mio negozio è tutto scricchiolante
Ma il piccolo cassetto degli attrezzi è pieno di miracolanti oggetti
E allora per incanto il capo pendolo accordò gli orologi da taschino tutti in DO
Come per incanto tutto si fermò il silenzio scese nulla si spostò
E ticchettando il tempo musicò

Tommy



Tommy lascia andare l’aquilone
Con al pioggia o con il sole l’aquilone starà tra le stelle e una corda
Stretta forte al ditino altrimenti chissà
Tommy metti in moto il tuo triciclo
Corri come un pilota e la strada sarà
Piena di caramelle che non fanno mai male della forma che vuoi
Come dentro a una favola muri di sole nuvole
Dentro a una scatola magica andrai e mille gnomi più buffi che mai troverai

Mostri che lottano insieme per fare del bene
Soldatini che sparano munizioni di zucchero per te
Una corona di stelle sarà la tua strada
Per restarci un po’ in bilico come quando si scivola un po’

Tommy troverai tante fate
Più di mille stellate tante bolle farai
Ed un pesce pagliaccio che ti spruzza un abbraccio il più forte che c’è

Come dentro le favola mani solo per coccole
Dentro a una scatola magica andrai e mille note più buffe che mai suonerai

Tommy sarà pure banale ma mi viene da pensare alla faccia che avrai
Quando scoprirai un uomo che ti dedica un verso

Piano piano



Piano piano piano il mio strumento musicale
Ed io lo suono piano come il fumo di una sigaretta
Che esce piano piano dalla bocca con la voce
Che pian piano scende fino a quelle note basse
Basse basse basse son talmenti gravi
Gravi come il fatto che i poeti non si leggon quasi più
Anche questa vita corre un pò verso se stessa
Tanto da distrarsi verso chi cammina piano piano
Come i tasti bianchi e neri del mio pianoforte
Anche se per me i colori sono tutti uguali
Son talmente uguali che li scambio molto spesso
Tanto che le note io le sbaglio come tutti i testi miei
Se corri mai saprai il giorno che sarà
Perché se corri andrai nel giorno che verrà
E allora scendi piano quelle scale anche un incontro occasionale servirà
Per dare a te la giusta idea che è meglio un cenno che una frase detta mai
E anche durante quel tuo spogliarello ti prego fallo piano piano più che puoi
La lingerie fa un po’ di più se scende piano piano piano fin laggiù
Piano piano piano forse è meglio guidar piano
Anche perché quei paesaggi sono più gentili
Come è più gentile questa neve che pian piano scende e si deposita sul grigio di Milano
Piano piano come quando bevi il Marzemino che rallenta tutto ed i rumori non li senti quasi più
Se corri mai saprai il giorno che sarà
Perché se corri andrai nel giorno che verrà
E allora scendi piano quelle scale anche un incontro occasionale servirà
Per dare a te la giusta idea che è meglio un cenno che una frase detta mai
E anche durante quel tuo spogliarello ti prego fallo piano piano più che puoi
La langerie fa un po’ di più se scende piano piano piano fin laggiù
Piano piano piano forse è meglio guidar piano
Anche perché quel paesaggi sono più gentili

Luna



Luna che scende pian piano e deposita il chiaro sul letto del mare
Sembri la scena di un quadro nemmeno Monet dipingeva così
Tanti bambini con il naso all’insù per guardarti mille poeti ti cercano per bestemmiarti
Il tuo colore su noi strano pensare che il sole lo incontro più spesso di te

Luna che servi all’estate per far della spiaggia qualcosa di più
Servi alle scale se manca la luce e tu crei un’atmosfera sinistra
Come in un film di Fellini tu illumini Roma e ti fai largo tra nebbie che ovattano i suoni
Ogni presente sarai strano pensare che il mondo ti vede così come qui

Tu che ci stai accanto veglia su noi solo per te le maree si ritirano un po’
Tu che ci dai un quarto della tua scia forse anche il cielo si è preso un po’ gioco di te
E se il tuo sole inviterai lui non tramonterà

Luna che servi ai pittori per metter su tela colori gentili
Luna si narra di te che servisti da musa per ladri e assassini

Cento miliardi di stelle ti danzano intorno e ti fai bella o nascondi il tuo viso se piove
Il tuo colore su noi bello pensare che specchi il tuo volto su pozze e maree

Luna di notte mi sembri una donna vestita di pizzi e merletti
E all’albeggiare una madre gentile che piano ti viene a svegliare

Corda tesa



Corda tesa fino a terra
È il segnale della fine
Fino a che la fine inghiottirà quello che c’è

La mia sagoma allungata
Da una luce proiettata
Ed un pianoforte che racconta un po’ di me

Spero che un giorno possa anch’io capir la differenza
La diversità tra il sogno il sogno e una realtà

Corda tesa fino a terra
È il segnale della resa
Rendo a chi mi ha dato in cambio un po’ di tempo in più

Questa grande messa in scena fu per me una storia vera
Fu un regalo a chi quel giorno un giorno si donò

E piano piano un sogno si trasforma in vento e il vento
Accarezzerà la vita e quello che mi da
Che ci da

Spiegherò per voi la mia vela del rimpianto
E sarò così a mani nude col mio canto

Io senza di voi non avrò una via di scampo
Brivido sarà quando s’alzerà l’applauso

Corda tesa fino a terra lo spettacolo è alla fine
Chiudo stretto al cuore quel che è stato e non c’è più

Scalpettio veloce e stretto un abbraccio un bacio e un patto
Di trovarsi ancora se una replica sarà

E piano piano tutto si addormenta e vedi il vuoto fuori e dentro te
Ma un sogno il sogno quello c’è quello c’è

Spiegherò per voi la mia vela del rimpianto
E sarò così a mani nude col mio canto

Io senza di voi non avrò una via di scampo
Brivido sarà quando s’alzerà l’applauso

Corda tesa fino a terra
È il segnale della fine fino a che la fine inghiottirà quello che c’è





Le attese



Le attese



I ricordi per starmene sveglio di più
questa notte è Natale
e la neve riveste le case
e si appoggia gentile
c'era un cane di pezza che abbaiava per finta

una giostra a cavalli che andava su e giù
ecco un altro Natale
la ricordo con quel carillon che suonava sublime
l'ingranaggio si è rotto resta solo il colore

e l'attesa si sciolse su comignoli e chiese
sopra treni e le attese
sopra le luce dei tram

sopra piccole case
di campagne assonate
sopra liete serate
che non finiscono mai

notti di mille candele di mille orologi a cucu
notti di lunghi sermoni di mille occasioni per starmene sveglio di più

l'organetto meccanico a ruote sarà
una storia fatata
e da dietro quel mantice giallo uscirà
una faccia truccata
e una mano protesa per lasciare due spicci

e l'attesa si sciolse su vestiti e sorprese
sopra mance inattese sopra le sedie dei bar

su mercati addobbati di lucine e primizie
su conventi e novizie
e sopra a una giostra che va

notti di mille candele di mille orologi a cucu
notti di lunghi sermoni di mille occasioni per starmene sveglio di più

una giostra a cavalli che andava su e giù
ecco un altro Natale





Chiaroscuro



Chiaroscuro



Spensi il lume e scese il buio dentro casa
Sopra storie di follie
Cadde per coprire scritte luminose
Sopra ingiurie e dicerie
Scelse di oscurare la mediocrità

Spensi il lume e scese il buio nei cortili
Sopra libri di poesie
Sopra le città di porto sempre accese
Sui parcheggi e ferrovie
Scelse di adombrare la sinuosità

Scelsi te , solo te per sentirmi vivo
Grazie a te, solo a te scrissi e fui furtivo
Rovistai tra i versi dei poeti misi in rima solo i miei segreti

Scelsi il chiaro scuro per sognare una vita a colori
Scelsi i tuoi colori e disegnai una storia d'amore
Non seppi fare di più , non seppi darti di più

Spensi il lume e scese il buio nelle scale
Sopra grandi bramosie
Cadde sopra notti illune o illuminate
Sopra calde trattorie
Scelse di oscurare la fragilità

Io ti amai, poi ti usai come la memoria
Grazie a lei, solo a lei scrissi un'altra storia
Nella refurtiva dei poeti ci trovai persino i miei segreti

Scelsi il chiaro scuro per sognare una vita a colori
Scelsi i tuoi colori e disegnai una storia d'amore
Non seppi fare di più , non seppi darti di più

Scelsi il chiaro scuro per sognare una vita a colori
Scelsi tra i colori e disegnai mari e macchie di sole
Non seppi fare di più non seppi darmi di più

Notti



Tuoni di continuo e lontani
Lampi becchi gialli e silenti
Lunghe notti piene di birre e Cointreau
Bacio un preludio all’amore
Letti freddi e pronti al calore
Prede conquistate nel buio dei bar
Stanco il ronzio dentro il frigo
Notte in casa
Notti nere di cenere e di nostalgie
Notte a rischio
Notti di sparatorie sirene e follie
Notte svegli
Nell’ovale dell’ombra la tua leggiadria
Notti in grembo
Nove mesi di notti di attese e magie
Ciechi maledetti poeti
Chiusi dentro stanze e segreti
Tango col vestito più sexy che c’è
Ombre si rincorrono lunghe
Larghe che trasformano i volti
Stanze prese ad ore e l’amore non c’è
Urla soffocate dal caldo
Notte in casa
Notti nere di cenere e di nostalgie
Notte a rischio
Notti di sparatorie sirene e follie
Notti svegli

Nell’ovale dell’ombra la tua leggiadria
Notti in grembo
Nove mesi di notti di attese e magie
Tuoni di continuo e lontani lampi becchi gialli e silenti

Notti a letto
Per scambiarsi l'amore e per dirsi bugie
Botti a rischio
Botti di fuori serie spaventi e follie
Botti svegli
Per contare le stelle e portarsele via
Notti giuste
Per sentirsele addosso e sentirle di più.

Piccole risposte al cielo



Scrissi poesie frasi d’amore
grandi bugie le misi insieme
poi te le mandai in inverno
per scaldarti appena un po'
le chiudesti in un cassetto
per la troppa gelosia
io ti aprii il mio cuore casa mia

scrissi per te dolci poesie
poi ti mandai pagine bianche
disegnasti a china un sogno
colorai e sognai con te
fu come baciarti in Francia
dentro a un quadro di Chagall
tu mi apristi il cuore casa tua

a un passo verso il sogno
un sogno giusto a un passo tra di noi
scendeva muta e lenta
la neve disegnò quel passo a due
noi ballammo un vecchio Fred Astaire

io dentro a una stanza vuota e tu
fuori con tutta la città
fu furtivo e breve il nostro amore
come i colori di Novembre
poi venne Natale e ci scambiammo frasi infiocchettate
poi partimmo senza meta e sbagliammo anche la strada
noi piccole risposte al cielo
noi piccole risposte al cielo
noi piccole risposte al cielo

lessi poesie frasi d’amore
grandi alchimie fu il temporale
che mi ricordò l’abbraccio
il riparo e poi l’addio
calde notti e freddi inverni
l’imprudenza e la follia
io sarò l’inganno e la magia

udimmo solo il vento
il giorno in cui stringemmo il patto a due
un tempo squadernato quel passo scoordinato
e quell’idea di ballare un vecchio Fred Astaire

Madame Dubois



Madame Dubois veste sempre di rosso fuoco
Sguardo volgare rossetto sbavato profumo dolciastro d'oriente
Caffè chantant de Paris
Tu sei la stella tra tutte le stelle

Madame Dubois veste sempre di rosso fuoco
La gonna stretta trasforma i suoi passi in piccole mosse costrette
Foulard di seta e champagne
Quel giusto tocco di charme tacchi a spillo

Viaggia sempre con l'autista e scende da macchine blu
Traballante su due piedi va all'ingresso del bar
Viola in faccia dalla rabbia chiede due carte al Croupier
Sempre ostenta la sua mediocrità

Ma poi c'è lui che ti canta canzoni d'amor
Con il piano rapisce il tuo cuor
E lo porta via

Poi ci sei tu svesti i panni volgari che hai
Cautamente ti muovi per lui
Lo conquisterai

Madame Dubois veste sempre di rosso fuoco
La gonna stretta sgualcita traspare non e' che un volgare segnale
Caffè chantant de Paris
Tu sei la stella tra tutte le stelle

Spende e spande strilla e beve non ha mai cura di se
Non rinuncia se e' ubriaca e va fino al banco del bar
Viola in faccia dalla rabbia gioca sul numero tre
Punta tutto sulla mediocrità

Ma poi c'è lui che ti canta canzoni d'amor
Con il piano rapisce il tuo cuor
E lo porta via

Poi ci sei tu svesti i panni volgari che hai
Cautamente ti muovi per lui
Lo conquisterai

Caffè chantant de Paris
Tu sei la stella tra tutte le stelle

Il treno per Parigi



Il treno per Parigi sosta sul binario sei
E parto la vigilia di Natale per sentirmi meno solo
Non amo la nouvelle cusine
Ma ascolto Charles Trenet
E spesso il mio compagno di bicchiere e' un buon libro di Beaudelaire

Ascolto l'Accordeoniste nella versione di Emer
E au dessous de la Sen
Io vorrei dirti je t'aime

Il treno sfreccia in fretta e taglia l'aria che mi gela in faccia
Ed io rinchiuso dentro al mio cappotto a Gare de Lion

Due chitarristi manouche
Una danseur de claquette
Il tuo vestito sul blu
Con fiori bianchi e paillettes

Mi han detto che su quelle strade grandi vive quello strano mago col cappello bianco e nero
Parigi e' una città di moda e lusso mi ci vuole giusto un mago per sentirmi come a casa
Ti prego non portarmi al ristorante
Per dirmi che mi ami per davvero
L'amore e' un piatto da gustare piano fino all'ultimo cucchiaio

La notte parigina stende un velo sui miei occhi
Ed il rumore muto della neve sull'arc de Triomphe

Io chiedo al buffo mago di portarmi giù una stella
E di ridarla al cielo quando il cielo saprà un po' di noi

Mi chiedo come si può
Amarti solo a metà
Amarti solo di notte
Per risentire un profumo

Mi han detto che su quelle strade grandi vive quello strano mago col cappello bianco e nero
Parigi e' una città di moda e lusso mi ci vuole giusto un mago per sentirmi come a casa
Ti prego non portarmi al ristorante
Per dirmi che mi ami per davvero
L'amore e' un piatto da gustare piano fino all'ultimo cucchiaio

Lo sai di te mi piacciono quelle buffe smorfie che tu fai allo specchio quando ti prepari
Mi piace invece meno quando sfoggi quelle scarpe così alte che mi sembri un trampoliere
Lo sai non sono certo un grande esteta mi vesto giusto per uscire di casa
Mi vesto giusto per uscir di casa insieme a me

La notte di Milano stende un velo sui miei occhi
Ed il ricordo muto della neve
Su gare de Lion

Male di vivere



Spero che anche tu possa capire quanto è brutto il mio avvenire quanto
è brutto respirar l’aria viziata di un falso poeta che scrive per farsi
ascoltar
Apro ignaro come un notiziario il giorno sgrano il mio rosario e torno
presto alla realtà queste lancette mi stanno un po' strette vorrei rigirarle
di là
Passo in fretta le persiane chiuse a notte forse sono strane rotte per
scappar da te amo soltanto il richiamo del vento le insegne appannate
dei bar

Lascerò che tu possa scappar dai miei guai non sono l’uomo che pensavi
ma sarò chi ti potrà donar la realtà per poi farmi scappar

Questo mio male di vivere sai è il ricordo dei giorni che ormai non ci
son più
Io che mi espongo mi esprimo e mi spio tra il silenzio e il baccano di
un dio che vorrà un poì starmi ad ascoltar

Nego i paradisi offerti dal richiamo degli esperti ho pregato e chiesto
ad ogni età di proiettarmi in un mondo diverso lontano da questa realtà
Riesco a malapena ad arrossire poi mi trovo ad imbrunire come questa mia
città fatta di strade interrotte e mignotte costrette alla nostra pietà
Cerco quindi un posto più indicato che non sia un supermercato e neanche
l’università per ricercare me stesso ed il resto del mondo ed il tempo che va

Lascerò che tu possa incontrar tra il via vai lo sguardo mio che vuol
fuggire
prendilo e non farlo scappar io son qui per starti ad ascoltar

Questo mio male di vivere sai è il ricordo dei giorni che ormai non ci
son più
Io che mi espongo mi esprimo e mi spio tra il silenzio e il baccano di
un dio che vorrà un po' starmi ad ascoltar...

Venti del sud



Giunsero suoni dai venti del sud
L'aria annientò la follia
Tutto si perse e il ricordo sbiadì come un discorso a metà
Tolsi lo sguardo dal quadro che tu, tu dipingesti per me

Giunsero suoni dai venti del sud
L'arida terra chiamò
Dolci profumi di mandorlo in fiore aspro sapore di gelsi
Io ti fissavo se stavi con te dietro una vecchia finestra

Brucia il sole e assale vecchie case e masserie
Stanco il tuo corpo dipinto in un bianco chiffon

Vento che spira da sud tra i capelli e i cappelli e che sprona una prua
Echi di venti da sud su una terra promessa e promesse lasciate e metà

Giunsero suoni dai venti del sud
La meridiana segnò
L'ora più calda e il frinire coprì quel tuo dolcissimo canto
Aspro il sapore del sale leccai sulla tua spalla scoperta

Stanchi pomeriggi silenziose ferrovie
Notti di aromi e toscani fumati a metà

Vento che spira da sud tra i capelli e i cappelli e che sprona una prua
Echi di venti da sud su una terra promessa e promesse lasciate a metà

Giunsero suoni dai venti del sud
L'arida terra chiamò
Io ti fissavo se stavi con te
Dietro una vecchia finestra

Ti suono una fiaba



Ti suono una fiaba vicino al camino
così le parole ti scaldano il cuore
Ti suono una fiaba pensando alle stelle
così ti potrai ricoprire di quelle

Ti suono una fiaba così tutta uguale
almeno al risveglio la puoi ricordare
la suono pian piano in punta di ali
un volo leggero tra mille gabbiani

da qui non me ne andrò fino a che tu chiuderai gli occhi

Ti suono una fiaba che narra di un vento
che soffia leggero e ti spinge lontano
Ti suono una fiaba che sembra una nenia
oppure è una nenia che suona da fiaba

Ti suono una fiaba di mille colori
da quello più tenue a quello del sole
Ti suono una fiaba giocando coi versi
lo vedi anche i grandi sono come i bambini

da qui io me ne andrò solo se tu chiuderai gli occhi

Ti suono una fiaba adesso è già tardi
è meglio che spegni la luce del sole





Manchi



Manchi



Giù verso bassi bruni stagni mi trascinerai
il cuore trepida se manca un’anima
Io ti ascoltai ma i passi altrove si diressero
per non sentire più la tua severità

manchi come ad un foglio un tratto fitto
manchi che sei una fitta inflitta e uno spavento in più

parlasti ai miei silenzi e li lasciasti liberi
il cuore ludico divenne nobile

manchi come alla rondine il suo cielo
manchi come al tramonto la sua luce blu

tu fosti come le serate con le stelle
tu fosti i chiaroscuri miei
ed un Natale senza luci e senza renne
è quello che festeggerò
tu fosti un rivolo di fresco per la sete
la nebbia fitta di quaggiù
che attraversammo come i matti a fari spenti
fu un rischio viversi di più

su verso cieli smarginati mi sorreggerai
per non sentire più quella vertigine

tu fosti il solo che mi lesse le metafore
senza dipingerle come nevrotiche

manchi come ad una storia un lieto fine
manchi come al perdono il dono della libertà

giù verso bassi bruni stagni mi trascinerai
il cuore trepida se manca un’anima

Non sono Gastone



Un giorno Petrolini
con la sua scrittura astrusa
mi disse scrivi un verso e facci star pure le fusa

Ma io non so Gastone sono solo un buontempone
che scrive pezzi in Do che fanno rima con amore

ma un giorno anch’io navigherò tra parodie e caricature
aneddoti e avventure di teatro e di caffè

tra inghippi ghiribizzi impicci e intrichi senza fine
vorrei farti capire che io t’amo da impazzire
ma odio fortemente dirlo in riva a quel paesaggio
dicendo che i tuoi occhi sono come un bel miraggio

se invece a te non di delizia o non ti sfizia o non ti vizia
cercatene un’altro che ti dica

sei proprio una gran bella ragazza fatta per me
oggi sembri più bella
ma dai ! vieni a prenderti quello che vuoi
piazza affari oggi ha fatto un bel +

ma guarda questo pirla come vuole conquistarti
non è che un faggio a Maggio e allora ! lascialo coraggio !
sulla bilancia metti il vantaggio e lo svantaggio
se pende sul vantaggio torna indietro sono un saggio

ma un giorno anch’io navigherò tra frasi fatte o ancor da dire
tra grettezze e tenerezze precedentemente in mente

io sento che la voglia di fuggire assai mi assale
non è che è allora il caso che decida di scappare

ormai mi hai soffocato coi tuoi riti e coi tuoi miti
degli uomini tu guardi solamente i tricipiti

se allora a te non ti delizia o non ti sfizia o non ti vizia
torna da quel pirla che ti dice

sei proprio una gran bella ragazza fatta per me
oggi sembri più bella
ma dai ! vieni a prenderti quello che vuoi
piazza affari oggi ha fatto un bel +





Per non perdersi nel tempo



Per non perdersi nel tempo

A Luca Bassi


Per non perdersi nel tempo
Fu a quel tempo che parlasti
Gli chiedesti di invitare
Anche il vento di Maestrale
A soffiarci sulle ali lieve e tenue il volo a due

Per non perdersi nel tempo
Tu mettesti in mostra il viso
Disegnandoti un sorriso
Fu il sorriso che svelò
Raccontò della tua gioia ora io la sento in me

Tu fosti un quadro con un colore in più
Fosti una scia nascesti coi colori ruggine
Fosti un quaderno con scritta una poesia
La bramosia di oltrepassare il muro del silenzio

Per non perdersi nel tempo
Ti dicevano d'esser ghiotto
Di prelibatezze e vita
Anche dentro la " 18 "
Fosti gli occhi di tua madre e la forza di papà

Per non perdersi nel tempo
Tu chiedesti tempo al vento
Gli chiedesti di soffiare sulla moto per volare
Fosti sempre un fiume in piena quando il guado si svuotò

Tu fosti un quadro con un colore in più
Fosti una scia nascesti coi colori ruggine
Fosti un quaderno con scritta una poesia
La bramosia di oltrepassare il muro del silenzio

Nulla non fu mai
Tutto ti stupì
Uccidesti il pianto col sorriso
Nulla non fu mai
Tu volasti via
Ci donasti il tempo per non perderlo

Tu fosti un quadro con un colore in più
Fosti una scia nascesti coi colori ruggine
Fosti un quaderno con scritta una poesia
La bramosia di oltrepassare il muro del silenzio

Per non perdersi nel tempo
Mi passasti il testimone
Di sentirmi stretto al cuore sia tua madre che papà





Santi e disfatti



Terra beata terra bruciata

Gesù


Terra beata divenne terra bruciata
Ferite e gambe dolenti
Latenti odio e lamenti
Oranti i suoi avvoltoi
Adorne anime
Fu pioggia di lassù
Di calde lacrime
Che non scottarono
Ma dissetarono
Chi si fidò

Chi seguì il suo viaggio
Un viaggio lo aspettò
Ed egli spezzò il pane
Il corpo suo
Fu lambito il cuore
E il cuore bisbigliò
Parole di serenità

Terra beata divenne terra bruciata
Ferite e braccia dolenti
Esili forze carenti
La croce di lassù
Fu una metafora
Fu il volo che spiccò
Quel corpo esanime
Fu inarrestabile
Quel fiato flebile
Che si scusò

Chi seguì il suo viaggio
Un viaggio lo aspettò
Ed egli spezzò il pane
Il corpo suo
Fu lambito il cuore
E il cuore bisbigliò
Parole di serenità

Sembrava troppa l'acqua

S. Agostino


Sembrava troppa l’acqua
Sembrava troppo il mare
Per farlo stare tutto
In quella buca stretta

Scavata con le mani
Lo sguardo in su
E gli occhi al cielo
E il cielo che risponderà

Cercai una prova un segno
Solcai una via
Il tempo non bisbiglia ti parlerà

Ci fu quel medico che disse senza dire
A lui si rivelò così
Se credi al vento già vuol dire un pò volare
E il cielo si colorerà
Eterna verità
O vera carità
O cara e bella eternità

Invano gli empi soffocarono le gioie
Ma fu perdono e libertà
Visioni chiari o visi
Schiariti dalla luna
Un dono questa sua beltà

Sembrava troppo il sale
Portato da quel mare
Per farlo stare tutto
In quella grande storia

Plasmata coi suoi sogni
Lo sguardo in su
Il sogno è un suono e un segno
Che risponderà

Trovai una scritta in cielo
La ricalcai
Il calco delle mani
Sorreggerà

Ci fu quel medico che disse senza dire
A lui si rivelò così
Se credi al vento già vuol dire un pò volare
E il cielo si colorerà
Eterna verità
O vera carità
O cara e bella eternità

Invano gli empi soffocarono le gioie
Ma fu perdono e libertà
Visioni chiari o visi
Schiariti dalla luna
Un dono questa sua beltà

Visioni e un viso

Santa Ildegarda


Si interruppe in lei
La luce che fu la sua via e poi seguì
Quello scintillio visioni e un viso
Eterno verbo
Fu una carezza sul cuor
Fu una piuma dentro il setaccio che non cascò

Musica inaudita dogma di Dio
Note leggiadre leggere
Mistica lingua segreta e poesie
Fede divini tremori veri

Nugole di foglie
Figli veglie i sogni suoi che lei seguì
Fu lo sfolgorio visioni e un viso
Eterna gloria
Fu una lusinga d’amor
Fu una piuma dentro il setaccio che non cascò

Musica inaudita dogma di Dio
Note leggiadre leggere
Mistica lingua segreta e poesie
Fede divini tremori veri

Si interruppe in lei la luce che fu la sua via
E poi la seguì
E poi la seguì

Credo se vedo

San Tommaso


Nell’ombra del Verbo
La luce d’un tratto salì per me
Fu torcia nel vento fu pace
Per chi dubitò

Fu un cielo pieno di parabole
Su un fresco mare di salsedine
Fu l’orizzonte che si strinse a sé
cromatizzando la beltà

Il fianco ferito
Mi diede la prova di te Gesù
Mi prese la mano
Svelando il mistero di sé

Fu un cielo pieno di parabole
Su un fresco mare di salsedine
Fu l’orizzonte che si strinse a sé
cromatizzando la beltà

Giochi di bimbi

San Filippo Neri


Orfani in cerca di dolci carezze
Buone preghiere da spargere un pò
Giochi di bimbi a rincorrere il vento
Solo col sole l’amore si può

Santo di gioia o divino giullare
Quello che sono lo dedico a te
Mi desti il fuoco per essere fatale
Mi regalasti la felicità

Quella stella mi ha guidato
Non cercai la vita eterna ma ci sperai
Chiusi dentro quattro mura
La gaiezza di riunirsi e pregare per te

Sguardi appassiti recisi dal tempo
Mani operose e fu il rifiorir
Giochi di bimbi a rincorrere il vento
Vanto sentire l’ebrezza arrivar

Quella stella mi ha guidato
Non cercai la vita eterna ma ci sperai
Chiusi dentro quattro mura
La gaiezza di riunirsi e pregare per te

Koinonos

Maria Maddalena


Non volle un Re volle una via
Non fu una sposa dai capelli sciolti
Non fu una Dea per il suo Dio
Ma fu l’unguento per quei piedi stanchi
Lei portò con sé
La croce ai piedi della croce stette
E scelse la sua litania

Il bacio che lei diede e ricevette
Fu un volo di gabbiani tra le vette
Il gelido del vento sussurrerà

Il giorno in cui la croce si spogliava
Il figlio del Signore risorgeva lì
Dentro di lei
Percorrendo i passi suoi

Non volle a sé quell’eresia
D’essere derisa e con nessuna colpa
Pregò per lui soffrì per lui
Fu il suo costato scrigno e fu l’altare
Lei sentì per lui
Le spine strette e strinse a sé le spine
E quell’altura si spianò

Il bacio che lei diede e ricevette
Fu un volo di gabbiani tra le vette
Il gelido del vento sussurrerà

Il giorno in cui la croce si spogliava
Il figlio del Signore risorgeva lì
Dentro di lei
Percorrendo i passi suoi

Occhi

Santa Lucia


Camminar sul velo d’ombra senza alcuna direzione
Fu come sentirsi addosso gli occhi per la nudità
Fu un naufragio dentro il mare pieno d’acqua da non bere
Il timore di parlare al cielo verso il suo mistero
Non fu mai desta questa richiesta ma una luce avrai

Trasparirono i tuoi occhi
E vidi dentro di te
Le stelle gelide fiammelle
Eterni doni di Dio
Fu il giorno che dentro il tuo sguardo
Il mare fu smeraldo e il cielo padre del disgelo
Voce del vangelo

Occhi chiusi per guardare l’invisibile colore
Occhi aperti per scacciare tutta quella oscurità
Occhi fonti silenziose occhi trame misteriose
Per guidarci fino in fondo insieme verso un grande credo
L’amore brilla senza una stella se una luce avrai

 

Canto di seta



Figlia di Acheloo tu sei nata da gocce di sangue
Figlia funesta di Dio mesta regina di cuori
Mi imprigionasti e scappai
Mi riprendesti ed amai

Fui come Ulisse e lasciai sparse tra rocce sconnesse
Le mie speranze e ascoltai canti di false promesse
Labbra carnose baciai
Morsi il tuo frutto e scappai

Senza di te fu abisso
Io fui per te un gusto
Negli occhi miei i tuoi seni
Sinuosi fiori acheni

Io mi rifugiai dentro di te
Fu come un vento caldo che mi accarezzò
Tu canto di seta morte mia
Corpo di fata a squame che mi conquistò

Figlia di Acheloo tu sei lunghi capelli bagnati
Caddi in miseria ed amai occhi magneti stregati
Persi le perle e cercai
Tracce di te tra i miei guai

Fui come Ulisse e legai strette le mani al timone
Io fui tentato da te ma ripiegai l’aquilone
Colsi i tuoi baci e abbracciai
Quello che non ebbi mai

Senza di te l’eclisse
Piansi per te nascosto
Negli occhi miei i tuoi occhi
Mi soffocò il tuo gusto

Io mi rifugiai dentro di te
Fu come un vento caldo che mi accarezzò
Tu canto di seta morte mia
Corpo di fata a squame che mi conquistò

Quello che c'è sta qui



C’è una virgola in mezzo alle stelle una pergola il cielo sarà
Gli occhi verdi son fari e binari venti australi lunari maree
C’è il frastuono dell’urlo mediatico la dottrina e la sua nobiltà
C’è la bruma e il chiarore salvifico di chi è complice e deve scappar
C’è la pioggia che cade metodica mono tonico il suo tintinnio
Per gli amanti diventa melodico una spada se bagna un’addio

Mani operose storie amorose quello che c’è sta qui
Corpi setosi frutti succosi quello che c’è sta qui
Forse la vita è un’altare colmo ed adorno di sole
Torte imburrate noci sgusciate quello che c’è sta qui
Braccia accoglienti per i perdenti quello che c’è sta qui
Vivere infondo è campare senza per questo bruciare

C’è il lavoro poetico e nobile quell’ignobile labile idea
Quell’ossimoro acerrimo effimero che non viene e ti manda in apnea
C’è quel libro piegato nell’indice il silenzio e la sua dignità
Quotidiani nostalgici e ipocriti che davvero non san con chi star

Mani operose storie amorose quello che c’è sta qui
Corpi setosi frutti succosi quello che c’è sta qui
Forse la vita è un’altare colmo ed adorno di sole
Torte imburrate noci sgusciate quello che c’è sta qui
Braccia accoglienti per i perdenti quello che c’è sta qui
Vivere infondo è campare senza per questo bruciare

Cogli il frutto dal ramo dell’albero non cercarlo laddove non c’è
Questa vita si vive in un attimo
Cogli l’attimo e fallo per te

Sei tua



Vivi ciò che il mondo ti darà
Non pensare che sia una trappola
Anche da un anfratto ne uscirai
Con l’audacia di chi non molla mai
Anche in sofferenza e malattia
Sei tua
Scrivi quando il mondo piangerà
La parola è già la rinascita
Ama il giorno in cui non amerai
Solo se non c’è puoi raggiungerlo
Anche senza un poco di allegria Sei tua
Ama le rose con le spine che graffiano il cuore
Durano un soffio e poi non potrai più
Volano via foglie e figlie
E fatui fuochi blu
Tu resta qui presta gli occhi a chi non ce la fa più
Placa la rabbia del cuore turgido segno d’amore
Quando la tempesta passerà
Le rovine tue non contarle mai
Sboccia come un fiore di utopia
Non risorgere senza petali
Anche senza un verso o una poesia
Sei tua
Ama il fragore che precipita dentro al silenzio
Troppo silenzio è malinconia
Ama quel lento meccanismo del tempo che avanza
Amalo perché poi non potrai più

Credi sempre in te



Credi sempre in te che tu sia a caccia o preda
Spiegati il perché il vuoto non è un veto
Forse è solo un universo dissipato nell’oziosità

Credi agli occhi tuoi perché sono specchio e stelo
Di una rosa che senza dolersi duole
Lo schiamazzo è un microcosmo spesso sparso nell’oscurità

Credi in te al chiaro di un albore
Al tuo Dio che nacque per morire
Credi alla bellezza della luce che ti scalderà

Credi alle poesie sparute calie spoglie
Credi alla follia il folle sogna desto
Ubriaco matto ardente si ritrova in clandestinità

Credi all’utopia all’avaria del cuore
Non legarlo mai non darlo a un aviatore
Per gestire l’atterraggio ci vuole zelo e un gran coraggio in più

Credi in te al chiaro di un albore
Al tuo Dio che nacque per morire
Credi alla bellezza della luce che ti scalderà
Credi in te e credi a un temporale
Che ruggì solo per farsi un pò sentire
Credi a quelle storie che nessuno ti racconterà
Credi in te allo scader del tempo
Che arrivò sgarbato sopra un contrattempo
Credi alle lusinghe di un amore che ti ingannerà
Credi in te ad una notte insonne
Che servì per scappar via da un sogno indenne
Credi ad un risveglio con i baci di chi ti amerà

Fiocchetto blu



Quando ruzzolai giù da quelle scale
Piansi un poco e tu fosti un pò gentile
Soffocai il singhiozzo col tuo fazzoletto
Speranzosa chiesi di non dirlo al babbo

Grata mi rialzai scossi la maglietta
Gaia ti guardai ricambiasti gli occhi
Mi allacciasti il nodo della mia scarpetta
Mi chiedesti in cambio di essere gentile

Anche se mio padre strilla poi mi fa star bene
Tu sussurri appena e mi fai un pò male
Io non posso mai levare questa gonna a fiori
Mamma dice sempre che si prende freddo

Quel fiocchetto blu sopra la mia testa
Me lo sistemai tu fermasti il gesto
Cose da bambina sciogli quella chioma
Coi capelli la vento sembri un pò più grande

Volli star con me mi spostai di sbieco
Mi parlasti di quel famoso amico
Se sarai paziente ed un pò gentile
Tu sarai una stella sotto i riflettori

Anche se mio padre strilla poi mi fa star bene
Tu sussurri appena e mi fai un pò male
Io non posso mai levare questa gonna a fiori
Mamma dice sempre che si prende freddo

Qualche giorno fa fuori dalla scuola
Un colore blu dipingeva i muri
Assordante il suono di quella sirena
Soffocasti il pianto con il mio fiocchetto

Plaza Dorrego



Piedi frustati al tempo di una milonga
El Barrio de Sant’Elmo si svestirà
Rossi capelli e spalle di seta nera
Quarzi gemelli gli occhi che scambierai

Scarpe col tacco rosso i tuoi ornamenti
Plaza Dorrego è un drago che sputerà
Tanghi passioni intrighi e trasparenze
El sigaro del guapo ti inebrierà

Parte la ronda onda rotonda silenti i passi tuoi
Dentro una tanda scotta una rumba come gli sguardi tuoi
Seni rotondi ripide vette via dalla retta via
Giro a compasso per starti a un passo
Che spasso averti mia
Noche caliente comunemente chiamata noche blu
Viva la vida calza che intriga
Mira la mia emocion

Tu rossa scossa mossa sale sarai mia
Fossi stata casta non sarei qui
Fossi stata grossa che abbondanza
Io voce roca guapo loco sarò tuo
Angolosa lussuriosa vizio mio
Vorticosa lamentosa guapa

Piedi frustati al tempo di una milonga
El Barrio de Sant’Elmo si cambierà
Voce che incanta e canta sotto la luna
Sguardi cadenti e stelle sopra di noi
Labbra carnose voglie color rubino
Plaza Dorrego è un drago che ammalierai
Disegnerò una strada sulla tua schiena
China la scusa che ti guarderà

Parte la ronda onda rotonda di rose odorerai
Cieli bagnati dagli ubriachi puttane e Santità
Più che un impiccio sembro il tuo impaccio
Ma piaccio e sai perché ? Sono un bisticcio senza capriccio
Dimostro agilità
Noche caliente comunemente chiamata noche blu
Sembra che pianga questa milonga
Lunga una eternità

Senza la luce



Senza la luce non ci fu pace
Pece greca colofonia senza l’arco
Senza la luce non ci fu pace
Pieve senza battistero e battezzanti

Strade impervie viali spogli
Storie grevi sporchi imbrogli

Urlo detenuto dentro a un pentimento
Quella tua figura nell’oscura altura

Se vorrai le vedrai anche tu le stelle
Sentirai grandi ali sulle spalle
Fiera della tua bellezza tu volasti nell’azzurrità
Orizzonti ciechi ed echi solo teche opache
Direzioni sbieche e veti dentro ai tuoi segreti

Senza la luce non ci fu pace
Pane secco dato in fretta come un rancio
Senza la luce non ci fu pace
Confessione senza assoluzione data

Notti zitte per paura
Di parlare con la luna

Urlo incarcerato dentro ad un rimorso
Quella tua figura nell’oscura altura

Se vorrai le vedrai anche tu le stelle
Sentirai grandi ali sulle spalle
Fiera della tua bellezza tu volasti nell’azzurrità
Orizzonti ciechi ed echi solo teche opache
Direzioni sbieche e veti dentro ai tuoi segreti

Giorno di viaggio

Testo di Gabriella Cinti


Scende la sera tra le tue ciglia
Arrotolato nella voce
Il buio fa le sue prove
E la sabbia oscura condivide
Solitudine carezzevole
Filo di clessidra

I centimetri del sogno percorsi
Da stella a stella
Per vocazione d’azzurro
E miraggio di sorrisi
A incurvare le labbra del vuoto

Batte chiaro il tempo
Entra dal basso senza dove
Dalla porta secondaria del mattino

Il primo gesto accerchiare l’istante
Con mani traboccanti d’aria
Il respiro pronto al volo

Parto ogni giorno per tornare a te
Tra specchi di spine
E fiori insperati di agnizione

La traccia oltre le radici
Scandisce il passo nascosto
L’onda della mente a seguire
L’indice tuo invisibile superando
Le disorientate pietre del dubbio

Nel pieno di luce ti parlerò
Di questo esilio ai piedi della vita
E il moto assiduo a scardinare
Crepuscoli fermi nel domicilio
Stretto dei minuti senza raggi
Espansi di destino all’orizzonte

Ci si salva e ci si perde così:
L’attimo elettrico nella fusoliera
Dei pensieri deflagra
Nel bene eletto al bivio
Del tutto e sorge
Al termine del viaggio


Libri

MICOL E ALTRE STORIE

( EDIZIONE BOOPEN )





SANTI E DISFATTI

( ED. PLURIVERSUM )





Video

















Immagini

Immagini di Cosetta Frosi e Giorgio Faravelli


Poemus/Musipò

     POEMUS/MUSIPO’ è nato da un incontro sinergico di poesie di Maria Teresa Tedde e di musiche e canzoni del cantautore e pianista milanese Corrado Coccia.

     Insieme hanno deciso di collaborare per divulgare emozioni, le stesse che li spingono a ideare, ciascuno nel proprio campo.

     Si è venuto a creare un intreccio simbiotico fra le due forme espressive che sin dall’esordio hanno raccolto condivisione e empatia nel pubblico presente: la collaborazione creata nel mese di gennaio 2019, ha avuto risvolti concreti con tre performance ( il 26 Gennaio 2019 a Lissone MB presso l’Atelier Spazio Galleria dell’Architetto e Artista Giovanni Ronzoni)

     Il 24 Febbraio 2019 presso la Biblioteca Comunale di Fagnano Olona ( VA) con interviste dell’Assessore alla Cultura Giueseppe Palomba.

     Il 23 Marzo 2019 performance ad Alta Luce Teatro Alzaia Naviglio Grande Milano con l’aggiunta del sassofonista Vito Silvestro.

     Il 15 Giugno 2019 performance a Cascina Linterno di Milano.

     Il 6 Luglio 2019 performance a La Spezia: Corrado Coccia, Maria Teresa Tedde e con la presenza del sassofonista Vito Silvestro.

     Il 27 Settembre 2019 performance presso il Jazz Club “ al vecchio mulino “ di Sassari.

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